Santa Caterina da Bologna: "La Storia del Corpo Incorrotto".
Il corpo di Santa Caterina de’ Vigri (Bologna, 1413-1463) si trova esposto, seduto in una cappella della Chiesa del Corpus Domini a Bologna, dove è visibile ai fedeli e ai visitatori.
Il corpo, chiamato anche “La Santa”, è conservato in eccellenti condizioni di mummificazione ed è considerato un prodigio della devozione popolare, un fenomeno di corpi incorrotti.
La Chiesa del Corpus Domini è conosciuta anche come “Chiesa della Santa”.
Lo stato di conservazione è eccezionale.
La Santa è seduta su uno scranno, protetta da una teca senza alcuna maschera, vestita con i suoi abiti da Monaca Clarissa.
Nella Cappella sono presenti anche teche contenenti reliquie e oggetti personali della Santa, oltre a testimonianze della devozione popolare.
Qui sono esposti la "Madonna del Pomo" e il "Gesù Bambino", dipinti dalla stessa Caterina; i manoscritti delle sue opere, ‘Breviario’ e ‘Le sette armi spirituali’, numerosi ex voto e reliquiari.
Tra i cimeli della Santa Clarissa, dilettante di musica, oltreché pittrice, figura la celebre “violeta”, testimonianza preziosa del XV secolo.
La sua fama deriva dal miracolo della sua incorruttibilità.
Santa Caterina morì a Bologna nel 1463.
A seguito della sua morte, il suo corpo fu tumulato nella nuda terra dell’orto del Convento, avvolta in un semplice lenzuolo, ma, dopo soli 18 giorni, fu riesumato per essere posto in una sepoltura più degna.
Come narrano i Registri dell’Epoca, avvennero subito eventi miracolosi: guarigioni ottenute tramite semplici preghiere e una sorta di “misterioso splendore, che si diffondeva dalla tomba”.
Le suore si pentirono di averla sepolta senza una cassa che ne preservasse le “delicate membra”, così, dopo 18 giorni dalla sua morte, chiesero il permesso al loro Confessore di poterla riesumare e riseppellire con tutti i crismi.
Il 21 Marzo iniziarono i lavori di sterro, ma scoppiò un violentissimo temporale, che durò sino all’una di notte, quando le monache si riprecipitarono nell’orto “incuranti del buio, del fango e delle molte pozze stagnanti” e, freneticamente, con badili e mani nude, si rimisero a scavare per tirar fuori la Badessa, prima che venisse inghiottita dal fango.
Con stupore si accorsero che il corpo era sempre profumato, morbido nelle giunture e incorrotto nella carne, a parte la faccia massacrata dagli zelanti badili.
Così la misero nella cassa, pensando di riseppellirla il giorno dopo, ma la mattina il viso era miracolosamente tornato “bianco, bello e pastoso come vivo”.
La notizia si diffuse in città, così le monache decisero di esporre la salma nella loro chiesa del Corpus Domini (da allora detta "Chiesa della Santa"); vollero metterla a sedere su un seggio dorato, ma si irrigidì.
La nuova Badessa allora le ordinò di sedersi, così la salma obbedì.
Per più di settant’anni, le unghie e i capelli «crebbero come quelli di una persona viva ed erano regolarmente tagliati dalle monache addette.
Ancora oggi, il corpo della Santa trasuda un liquido trasparente che imbeve le vesti; perciò le suore devono cambiarla periodicamente e prendersi cura di lei.
Esso rimane intatto, nonostante il colore nero della pelle (dovuto alle lampade a olio e alle candele accese, utilizzate durante i Secoli, per i vari Riti Liturgici).
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